"DONNA IN FABULA"
di Rossella Monaco
Da qualche tempo mi frullava nella testa un’idea: volevo scrivere delle donne e della loro presenza nella narrativa finzionale (fiction). Il discorso sarebbe ampissimo e non basterebbero libri interi per concluderlo. Approfondire i caratteri e i ruoli affidati alle donne, riflettere sulle sfumature di significato e sulle strutture culturali sottese alle nostre favole preferite poteva essere un modo per circoscrivere la cosa. Così eccomi l’8 marzo a scrivere di donne e favole, e quale giorno migliore per farlo?
Bisogna però fare una premessa. Ogni periodo storico ha visto nelle stesse storie un tipo di donna differente, valori antitetici e caratteristiche modellate sulla base della forma mentis di quel momento.
Appena finita la guerra, negli anni Cinquanta, il dilagare del neorealismo permise il diffondersi di modelli reali e prosaici, persino frugali. Le fiabe per bambini erano viste in generale come qualcosa di poco concreto, l’immaginazione impossibile dopo i disastri della guerra. Così delle protagoniste donne delle fiabe si esaltavano soprattutto i lati più umili: Biancaneve che rassetta la casa dei nani con attenzione e si veste umilmente, Cenerentola che pulisce i pavimenti della casa ed è vestita di stracci. Oppure capitava, come fece Italo Calvino, di utilizzare le fiabe come pretesto per ricostruire la fragile identità italiana, la tradizione popolare. Sottinteso: “Le fiabe sono vere”, come scrisse lo stesso Calvino in Fiabe italiane del 1956 (Millenni Einaudi).
Alla fine degli anni Sessanta e agli inizi degli anni Settanta il modo d’intendere il ruolo, il legame matrimoniale, le caratteristiche dei personaggi femminili cambia in maniera radicale: le fiabe contengono valori troppo borghesi e ancora legati a una visione maschilista e paternalistica della società.
La donna nelle fiabe è quasi sempre la principessa che attende la sua “liberazione” da parte di un principe azzurro e non è in grado di autodeterminarsi se non in funzione di un uomo. Le donne che mostrano le loro capacità individuali attivamente sono spesso figure fortemente negative: streghe, madrine cattive, arpie, sirene ammaliatrici e chi più ne ha più ne metta. Il male è storicamente associato alla donna. Le madri e le figlie buone, belle e felici, le regine sapienti e illustri solitamente muoiono in seguito a tremende disgrazie all’inizio della storia: dilaniate, maledette da sortilegi, trasformate in animali, uccise barbarmente oppure vengono ridotte in schiavitù eterna o rimangono orfane… che triste destino tocca alle donne.
Nel 1973 Elena Gianini Belotti scrive e pubblica per l’editore Feltrinelli Dalla parte delle bambine. La Belotti sottolinea come dal punto di vista della formazione delle bambine le fiabe inculchino certi valori ormai superati e ancora fortemente maschilisti.
Solo a partire dagli anni Novanta ci si slega (almeno in parte) dagli stereotipi che sia il maschilismo sia il femminismo hanno fatto propri nel corso degli anni e nascono nuove favole, spesso riadattate da fiabe preesistenti, e nuove figure femminili più paritetiche, più grintose e intelligenti e non per questo malvagie, come Jasmine di Alladin, scaltra e curiosa; o Nala del Re Leone, leonessa coraggiosa che aiuta Simba a crescere e a diventare uomo; e ancora Mulan, la donna guerriero che rende onore alla propria famiglia sfidando gli stereotipi maschili della sua Terra.
E oggi? Potremmo individuare almeno due modi di rappresentare la donna. Winx e Bratz sono le degne rappresentanti di una donna fortemente consapevole del proprio ruolo attenta più di ogni cosa all’aspetto e all’aggressività fisica. Ma si stanno rivalutando anche le vecchie fiabe: Cenerentola, Biancaneve, Rosaspina e tante altre.
In fondo a pensarci in quelle fiabe la donna è molto di più, l’uomo non è mai realizzato se non trova l’amore, la donna della sua vita, e tutto ciò che è costretto a sopportare è per arrivare a qualcosa di più importante e bello: la donna. Le fiabe iniziano con le donne e tutti gli altri personaggi girano intorno a loro. Sono le dee della natura, capaci di magie inimmaginabili, possiedono spirito di sopportazione e predisposizione a cambiare, a sperare in un futuro migliore, compiono scelte molto coraggiose anche se non si trovano ad affrontare draghi o mostri immondi. La Sirenetta Ariel, Cenerentola, Biancaneve, Cappuccetto Rosso sono tutte donne e le fiabe hanno preso il loro nome. Vorrà pur dire qualcosa?
http://matitarossa.wordpress.com/2012/03/08/donna-in-fabula/

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